BORGHI SOSPESI NEL PASSATO: CARAPELLE CALVISIO E CASTELVECCHIO CALVISIO

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Eccoci qui, nelle Terre della Baronia, tra le montagne del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga.

Siamo arrivati a Carapelle Calvisio, il comune più piccolo del Parco.

Carapelle Calvisio
Carapelle Calvisio
Le sue origini si fanno risalire all’epoca romana, poiché gli storici collocano poco distante da qui, in località San Martino, dove oggi sorge la chiesa, un tempio dedicato a Venere.
Da una sacerdotessa del posto, della famiglia Calvisia, deriva l’appellativo Calvisio che accomuna questo Borgo a quello di Castelvecchio.

Ancora ben conservate le mura medievali che comprendevano in passato quattro porte.
Le stradine del paese sono strette, in alcuni punti sormontate da archi di congiungimento tra le abitazioni.
Grazie alla sua posizione, arroccato su uno sperone e circondato dai boschi, è un posto che conquista per la tranquillità e l’amenita’ dell’aria.
La Torre di avvistamento e il Palazzo Piccioli, del XII-XII sec. sono molto interessanti.

Abbiamo passeggiato nel centro storico avvolti da un silenzio disarmante.

Purtroppo il sisma del 2009 distrusse vite, azzerando affetti, legami, secoli di storia e tradizioni.
Cloè e Isabel sono rimaste colpite nel vedere ancora tanta devastazione, sono pochi i cantieri che hanno iniziato i lavori di ricostruzione, ma siamo certi che questo borgo tornerà a splendere…
Carapelle Calvisio
Carapelle Calvisio
Carapelle Calvisio
In antichità qui si producevano mattoni, ma gli abitanti si dedicavano soprattutto alla pastorizia.
Proprio per la necessità di avere a disposizione pascoli d’altura, questi borghi sorgono tutti tra i 1000 e i 1400 mt. di altitudine.
Nei registri storici del 1400 si riporta che gli abitanti di Carapelle possedessero 90.000 pecore che costituivano fonte importante di reddito grazie alla produzione di lana Carfagna, di colore nero o grigio.

Importanti le coltivazioni di cereali, legumi, farro, patate e grano Solina.
I contadini lavoravano nei cosiddetti “Campi aperti” con un’organizzazione cooperante.

Anche qui era florida la coltivazione dello zafferano che cresceva abbondante grazie al terreno carsico tipico della zona di Navelli.

Una leggenda narra che le origini di questa coltura siano merito di Ponzio Pilato che avrebbe posseduto una casa nella zona.
Molto rinomato anche il tartufo nero, che la tradizione vuole sia raccolto tra dicembre e marzo.
Carapelle Calvisio
Carapelle Calvisio
Carapelle Calvisio

Castelvecchio Calvisio

Castelvecchio Calvisio
Castelvecchio Calvisio

La nostra gita prosegue verso Castelvecchio Calvisio, a 1067 mt. di altitudine, in una posizione strategica a dominare la Valle del Tirino e la bassa conca Aquilana.

Ha le tipiche sembianze del borgo fortificato di impianto medievale (tra i meglio conservati della zona).
Anche qui la cinta muraria aveva torri quadrangolari, le cui testimonianze sono ancora ben presenti.
Si entrava nel Borgo attraverso le antiche Porta Maggiore, del Ponte Levatoio e di San Martino.
Castelvecchio Calvisio
Castelvecchio Calvisio
Impossibile non subire il fascino di un paese in cui ogni costruzione possiede ripidissime scale e scalette che davano la possibilità di accedere ai piani superiori e in cui, al piano terra, spesso vi erano botteghe artigianali.

Mensole di pietra chiamate “Barbacani” fungono da appoggio ai gradini.
Castelvecchio Calvisio
Castelvecchio Calvisio
Borghi silenziosi e vicoli ricchi di fascino e noi, in cammino da diverse ore cominciamo ad avere un po’ di fame.
E allora, cosa c’è di meglio che andare a degustare qualche piatto tipico?
In questa zona, oltre al tartufo, è rinomata la Cicerchia, un legume antico, poco diffuso nella cucina moderna, ma veramente ottimo.

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