LA TRANSUMANZA: PATRIMONIO CULTURALE DELL’UNESCO

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LA SPARTENZA
La neve già ce vede alle muntagne,
arriva la spartenza e tu nen piagne.
Rescàsane le morre chiane chiane,
dalle muntagne càlane alle piane.
Ju pecurale appenne la vesaccia
na làcrema ce cala pe la faccia.
Massera viene mille serenate
ma cumma mme mesciune sta accurate.
La voce stretta ‘n’ganna me ci-aggrujja
ca lasse Scanne e a tte pe’ jé alla Pujja.
I turcinielle che me sì mannate
daventre a ju sacche porte renzerrate.
Me i magna quande vajje pe tratture,
cuscé te penze stretta core a ccore.
Fatte curagge, amore, fatte curagge
va la vernata passa e arreva magge.
Questa è una serenata che un giovane pastore cantava alla sua amata la sera prima della partenza per la Puglia.
Per i pastori questo momento era segnato da grande sofferenza perché ci si allontanava dalla famiglia, dagli affetti più cari, dal proprio paese ma per secoli questi pastori hanno avuto dalla transumanza il sostegno economico per la loro vita. Non poteva esserci alcuna altra possibilità di lavoro: bisognava partire. Il pastore con sofferenza mentre il gregge silenzioso e soddisfatto di brucare l’erba.
Insieme intraprendevano questo viaggio lungo strade-pascolo: i tratturi che per oltre tre millenni sono stati protagonisti di quell’ incredibile fenomeno che è stata la mena delle pecore.
Sin dalla più remota antichità, il destino dell’Abruzzo e delle sue genti è stato deciso principalmente dalla natura aspra e montuosa del suo territorio.
La Transumanza
La Transumanza
La Transumanza
Milioni di ovini sono scesi dai pascoli estivi delle montagne abruzzesi per raggiungere, con i primi freddi, quelli invernali nelle pianure pugliesi. E vi sono risaliti, poi, all’ approssimarsi dell’estate, sempre alla ricerca di pastura nuova, come per un naturale ciclo biologico.
Le immense distese degli altipiani abruzzesi e la pastorizia hanno caratterizzato la storia dell’Abruzzo.
La Transumanza
La Transumanza
Le greggi provenienti dai pascoli della valle dell’ Aterno e di Campo Imperatore convergevano sotto le mura dell’Aquila e nella piana di Navelli, mentre quelle che erano sull’ altopiano delle Rocche, sul Sirente e sul Velino raggiungevano Celano.

I tratturi in Abruzzo

Larghi circa 111 metri, si snodavano dalle aree più interne dell’Abruzzo, e precisamente dalla conca dell’Aquila, da Celano nella Marsica e da Pescasseroli nell’alta Val di Sangro, fino al Tavoliere di Puglia. I 5 Regi Tratturi abruzzesi sono:
  • il Tratturo Magno L’Aquila-Foggia lungo 244 Km va dalla montagna al mare;
  • il Tratturo Centurelle-Montesecco che con i suoi 155 Km ingloba i più prestigiosi monumenti abruzzesi;
  • il Tratturo Celano-Foggia con un tracciato di circa 208 Km parte dalla Marsica per arrivare in Puglia;
  • il Tratturo Pescasseroli-Candela 221 Km che attraversano il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, Siti di Importanza Comunitaria, aree che fanno parte della Rete Natura 2000 per raggiungere il Tavoliere delle Puglie;
  • il Regio Tratturo Castel di Sangro-Lucera che con i suoi 127 km di lunghezza è il più breve dei Regi Tratturi.
Lungo questi tratturi sono presenti tanti monumenti: chiese, abbazie, cappelle che venivano utilizzati come riposi, erano anche posti per fare riparazioni e per favorire occasioni per il commercio di formaggio, latte e pane.
Sulla montagna abruzzese e sulla Majella in particolare, la natura carsica della roccia ha favorito la formazione di numerose cavità naturali, utilizzate come ricoveri estivi dai pastori sin da epoche remote. Per alcuni di tali anfratti, alla frequentazione pastorale si è associato un uso culturale in virtù della presenza di sorgenti d’acqua, considerate sacre dalle comunità primitive e preziose per la sopravvivenza delle greggi.
Il ritmo lento e faticoso della vita pastorale ha ceduto il passo al dinamismo della società moderna ma la Transumanza in Abruzzo si coglie ancora, si sente passare con il vento tra le fessure delle mura delle fortezze, sospendersi sulle spianate erbose.
E’ tangibile attraverso le tante testimonianze raccolte nei musei, lascia traccia di sé anche nei mestieri artigianali, che ancora oggi sono sinonimo e frutto di altissima qualità e maestria.
Lo stesso ritmo pastorale si deposita e decanta nei sapori della buona cucina, con piatti semplici e squisiti che ancora oggi vengono serviti.
Lungo i tratturi corrono leggende, credenze, usanze e tradizioni che è doveroso custodire.

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